STORIA

PIETRAFITTA

Bere il vino Pietrafitta non rappresenta solo una piacevole esperienza sensoriale. E’ un viaggio nel tempo. Un viaggio che si snoda nel passato, giungendo ancor prima dell’Anno Mille. Le testimonianze storiche segnalano la presenza di una comunità agricola già nel 961 d.C. nell’area dell’attuale tenuta di Pietrafitta. Si tratta di gruppi di casolari fortificati, appartenenti al castello dei Fosci, feudo del marchese Ugo Salico di Toscana.
Da allora, nobili casate tra alterne vicende abitano la suggestiva tenuta, accompagnandola nel corso dei secoli verso l’acquisizione da parte della casa reale dei Savoia alla fine dell’Ottocento. Dopo la seconda guerra mondiale e la fuga dei monarchi, la tenuta reale diviene proprietà della contessa Alba Balbi Valier. L’operato di questa nobildonna fortemente volitiva, guidata da una profonda passione per il mondo del vino, consente a Pietrafitta di dar vita, nel 1966, al primo vino DOC italiano, la Vernaccia di Pietrafitta, rinominata Vernaccia di San Gimignano.

I ceppi originari delle DOC sono ancora in vita e fregiano i poderi della grande tenuta con il loro prezioso patrimonio genetico. E’ legittimo affermare che la storia ufficiale del vino italiano inizia proprio a San Gimignano nella Tenuta di Pietrafitta.

E’ protagonista ad esempio alle nozze Medici-Rucellai nel 1468, come dono agli sposi di 40 fiaschi dal Comune di San Gimignano, a quelle di Gian Galeazzo con Isabella, figlia di Alfonso II re di Napoli, per volere dello zio Ludovico il Moro, e sulla mensa di Lorenzo il Magnifico, che continuamente chiedeva Vernaccia in dono da San Gimignano adducendo il fatto che “… era bevanda graditissima alla sua madre Lucrezia Tornabuoni e utile e corroborante rimedio alla salute del giovane figlio Piero”. Per evitare «brutte figure» nel 1477 a San Gimignano furono addirittura nominati due ufficiali Assaggiatori, perchè con oculatezza “… ne provvedessero del migliore et ben condizionato ” (Dall’archivio storico di San Gimignano Lib. Provv. n.136, 177). Nobili e potenti dell’epoca, come Ludovico il Moro e Guidobaldo d’Urbino, tentarono di diffondere il vitigno fuori dal territorio d’origine, tuttavia senza successo.

Dante Alighieri

Divina Commedia

Purgatorio Cap. XXIV

Dante Alighieri stesso, aggirandosi fra i golosi del Purgatorio, incontra Forese Donati che gli indica un vecchio sparuto dalla faccia macilenta che paga amaramente il gusto raffinato di mangiare “anguille alla Vernaccia”:

“…Questi, e mostrò col dito, è Bonagiunta, Bonagiunta da Lucca; e quella faccia di là da lui più che l’altra trapunta ebbe la santa chiesa in le sue braccia: da Torso fu, e purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la vernaccia.”

(Purg. XXIV, 19-24)

Il vecchio della “faccia trapunta”, originario di Tours, è Papa Martino IV (1281-1285) che in vita “si facea – dice il Lama nel suo commento alla Commedia – torre le anguille del Lago di Viterbo e quelle facea annegare over morire nel vino della vernaccia, poi arrosto le mangiava; ed era tanto sollecito a quel boccone, che continuo ne volea e faceale scannare in la sua camera. E circa il fatto del bevere, non gli avea modo né misura e quando illo era bene incerato dicea: – Ahi, Sanctus Deus ! Quanta mala patimus pro Ecclesia Dei!”.

Sante Lancerio 1541

Sommelier di papa Paolo III

Della natura dei vini e dei Viaggi di PAOLO III

Dopo aver richiesto al Comune di San Gimignano ottanta fiaschi di Vernaccia, Sante Lancerio si rammarica del fatto che a San Gimignano si coltivassero troppo l’arte e la scienza e poco la Vernaccia perché questa, dice Sante

“… è una perfetta bevanda da Signori et è gran peccato che questo luogo non ne faccia assai… Che così come il sito è buono e ben posto et ben dotato di virtuosissimi uomini, dottori, notari et maestri di gramatica, così doveria esser abondante de vigne da far tal sorta di vino più che non fa: ha in sé perfectione; in esso odore; in lui sapore. Di questa bevanda gustava molto Sua Santità e facea così onore al loco”

M. Buonarroti junior

1634

…Alla nobile terra alta e turrita
del bel San Gimignano facemmo gita…

…Vernaccia
che danno a bere a chiunque vi giunge
che bacia, lecca, morde
e picca, e punge…

Francesco Redi

Bacco in Toscana
Firenze 1685

Se v’è alcun a cui non piaccia
la Vernaccia,
vendemmiata in Pietrafitta,
interdetto,
maledetto,
fugga via dal mio cospetto,
e per pena sempre ingozzi
vin di Brozzi,
di Quarracchi e di Peretola,
e per onta e per ischerno
in eterno
coronato sia di bietola…

Alessandro Manzoni

Promessi Sposi

Cap. 33

–  Sto bene, ve’ – disse don Rodrigo, che lesse nel fare del Griso il pensiero che gli passava per la mente. Sto benone, ma ho bevuto, ho bevuto forse un po’ troppo. C’era una Vernaccia!… Ma, con una buona dormita, tutto se ne va. Ho un gran sonno… Levami un pò quel lume dinanzi, che m’accieca… mi dà una noia…!

Scherzi della Vernaccia, – disse il Griso, tenendosi sempre alla larga. Ma vada a letto subito, ché il dormire le farà bene.

Mario Soldati

Vino al vino 1969

…La Contessa Alba Balbi Valier, seconda «dame du vin» del mio viaggio.
La Vernaccia di Pietrafitta: un bianco che somiglia soltanto al Fendant
svizzero. Un vino «abbronzato» dal sole d’Africa. Sorprese in cantina.
La contessa Alba Balbi Valier, invece, si può dire che faccia del vino tutto lo
scopo della propria vita. Per andare a trovarla…bisogna superare Siena, e
perfino Poggibonsi, e raggiungere una vera e propria «isola interna», le colline
intorno alla turrita sky-line di San Gimignano, un unicum dei territori dove si
produce un unicum dei vini: la Vernaccia di San Gimignano
che, ad evitare equivoci e a precisare ancora di più la zona di produzione,
si chiama «Vernaccia di Pietrafitta».
La Vernaccia di San Gimignano si ottiene esclusivamente
con la vinificazione delle uve del Vernaccia…
Questo vitigno si trova in tutti i poderi di San Gimignano
e in special modo a Pietrafitta,
dove esistono tuttora gli avanzi della cinta che chiudeva
la grande vigna della Vernaccia…

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